Cosa dovete sapere sul braccialetto elettronico

 

Aggiornare le proprie conoscenze e la propria professionalità in merito ai braccialetti elettronici, che vengono applicati a soggetti criminosi, che devono essere tenuti sotto stretto controllo, senza però essere rinchiusi in una galera. Di A. Biasiotti.

Un professionista della security ha il dovere di essere aggiornato su un gran numero di temi, per vari motivi: ad esempio, egli può essere soggetto cui terze persone ricorrono per avere chiarimenti ed informazioni aggiornate corrette su determinati temi, afferenti ad attività criminose o più in generale a problemi di sicurezza anticrimine. Ecco perché ritengo che sia opportuno offrire un aggiornamento sul tema, di cui ogni tanto le cronache danno notizia: il braccialetto elettronico.

Tanto per cominciare, non siamo affatto davanti ad un braccialetto, ma siamo davanti ad una cavigliera. Non ho mai capito il motivo per cui i giornalisti parlino sempre di braccialetti, inducendo in errore i lettori. Il motivo per cui, invece di un braccialetto, si usa una cavigliera è evidente: una cavigliera è normalmente coperta dalla gamba di un calzone e quindi è molto meno visibile. Siccome l’obiettivo della cavigliera elettroniche quella di consentire un certo grado di movimento al soggetto sotto controllo, il fatto di venire a contatto con terze persone mettendo in bella mostra un braccialetto certamente può essere molto più imbarazzante, rispetto all’uso di una ben più discreta cavigliera.

Un’altra notizia che frequentemente si legge sui giornali, in merito a questi apparati, riguarda il costo straordinariamente elevato di questi apparati, che sembrano essere forniti da un unico fornitore, che forse approfitta di questa posizione di rilievo.

In altri paesi, e soprattutto nel paese che per primo ha adottato questo mezzo di controllo, vale a dire gli Stati Uniti, vi sono parecchi fornitori concorrenza fra di loro, che ha portato alla messa sul mercato di apparecchiature di ottimo livello e di costo contenuto.

Infine, un elemento che ha qualificato il mercato è legato al fatto che negli Stati Uniti è stata pubblicata una normativa, che offrono ai lettori in allegato, che specifica in maniera oggettiva ed accurata tutte le caratteristiche tecniche di questo apparato.

Purtroppo in Italia il processo che ha portato all’acquisizione di questo apparato è stato completamente diverso da quello adottato negli Stati Uniti e la qualità e l’affidabilità del prodotto oggi utilizzato in Italia, per non parlare del prezzo, non sembrano essere sottoposte a oggettivi ed accurate verifiche in contraddittorio tra il fornitore e l’acquirente, vale a dire lo Stato.

 

Se lo Stato italiano deciderà mai di acquistare questi prodotti, facendo riferimento ad un capitolato di gara, tecnicamente valido e oggettivamente verificabile, mi mettono gratuitamente a disposizione per la traduzione della norma americana!

 

Conoscendo bene la passione per gli acronimi degli americani, e degli anglosassoni in genere, la cavigliera elettronica viene correntemente chiamata OTS-offender tracking system.

Di questi apparati vene sono decine di migliaia in funzione in tutti gli Stati Uniti e la loro efficienza ed efficacia è oggi confermata dal fatto che essi sono tutti corrispondenti ad una normativa federale, emessa dal National Institute of Justice (NIJ). Alla stesura della normativa hanno dato il loro contributo tutti gli esperti di polizia, di telecomunicazioni, di security, di telefonia cellulare, di GPS e via dicendo e posso assicurarvi che la norma scaturita è decisamente ben fatta.

Particolare attenzione è stata posta ad una area, che richiama subito l’attenzione di tutti gli specialisti di sicurezza: bello l’apparato, ma sarà possibile neutralizzarlo? A questo tema sono dedicate numerose pagine di questa norma.

Cominciamo con una definizione:

    • un Offender Tracking System (OTS) non è tanto un apparato, quanto una tecnologia, composta di hardware e software, progettata per individuare la posizione geografica di un soggetto, e trasferirla ad intervalli programmati ad un ente  incaricato della supervisione del funzionamento di questo apparato e del monitoraggio dei movimenti del soggetto sotto controllo.

 

Questo apparato è disponibile in due diverse versioni.

Nella versione monoblocco, alla gamba del soggetto sotto controllo viene applicato un apparato, che incorpora il dispositivo di localizzazione, l’apparato di comunicazione, la batteria, nonché strumenti meccanici che permettono di fissare in modo sicuro la cavigliera al soggetto, dando un allarme in caso di tentativo di violazione.

Nella versione a due blocchi, l’apparato è composto di due diverse unità. Un’unità è attaccata al corpo del soggetto e l’altra è invece da esso separata. I componenti della cavigliera attaccata alla gamba includono il trasmettitore e ricevitore, una batteria e gli strumenti di fissaggio debitamente protetti.

La seconda unità contiene invece il dispositivo GPS, gli apparati di comunicazione, una batteria ed altri segnalatori di funzionamento.

 

Il dispositivo viene progettato per lanciare un allarme quando si verificano alcune circostanze. Come regola generale, si considera allarme una segnalazione all’ente di controllo che il soggetto in questione sta sviluppando un’attività di diretto interesse per il controllore, come ad esempio una violazione della zona nella quale egli si poteva spostare oppure un tentativo di sabotaggio. Un’altra segnalazione di allarme potrebbe far riferimento, ad esempio, ad un segnale di batteria in esaurimento.

La ricezione di queste segnalazioni deve attivare delle procedure, che l’ente controllore ha stabilito in precedenza e che devono essere note al soggetto controllato.

 

Come accennato in precedenza, ampio spazio è dedicato, nella norma, alla individuazione e alla messa sotto controllo di tecniche che possono neutralizzare l’efficienza ed efficacia della cavigliera elettronica.

Una delle tecniche di attacco più diffuse evidentemente è quella di cercare di tagliare la cavigliera.

Un’altra tecnica di attacco  più subdola è quella di stressare il tessuto, di cui la cavigliera è fatta, in modo da consentire di sfilare la cavigliera dalla gamba del soggetto. La norma prende in considerazione entrambe queste eventualità e impone che tentativi di attacco con queste due procedure vengano immediatamente segnalati all’ente di controllo.

La norma prende anche in considerazione numerose altre possibilità di attacco, come ad esempio il tentativo di disturbare la ricezione del segnale GPS o del segnale GSM, con tecniche di jamming.

La lettura della norma è oltremodo interessante, perché è facile evidenziare come essa sia frutto delle esperienze negative accumulate negli anni da chi ha utilizzato apparati, prodotti in precedenza, che non erano sufficientemente evoluti per tenere sotto controllo questi fenomeni.

Per illustrare in dettaglio quanto sia accurata rielaborazione della norma, faccio presente che un tentativo di rimozione della cavigliera, mediante taglio della stessa, deve generare un allarme, con annesse coordinate GPS, dopo non più di cinque secondi dalla registrazione del taglio. Se invece il tentativo di attacco è perpetrato mediante tentativo di allungamento artificiale della cavigliera, un allarme deve essere generato quando la cavigliera si allunga di più del 10 percento della sua lunghezza standard.

 

 

Adalberto Biasiotti





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